Amour Famille In italiano Italiano Migration

LA CASA – CEPPO

Davanti alla vecchia casa dov’ è nato mio padre, il mio cuore fondo. Deve avere più di cento anni. Me l’immagino facilmente, che riparando una ventina di persone, famiglie di fratelli e sorelle con i loro coniugi ed i loro figli. Si erge, colossale, al centro di un terreno ripido, ancora fiera di essere stato il testimone calmo di un tempo mai  terminato dove la vita dura portava il pane quotidiano soltanto al costo di privazioni immense.

 

Come essa, la gente che la circonda, mi dà una sensazione radiante di sicurezza. Mi sento arrivato a buon porto come se la circuito di ciascuna delle nostre esistenze si richiudesse per formare soltanto una sola, come se la ricerca che avevamo fatto gli uni degli altri si completasse infine.

 

Pasqualina, Benedetto, Cinzia, Maurizio…

 

Nei loro occhi, trovo la stessa accoglienza, la stessa affezione. Ad ottantuno anni di intervalli, reintegro un ovile che aveva lasciato colare la discesa di miei nonni come la linfa di un albero ferito. Senza dimenticarlo completamente. Senza mai dimenticarlo. Sono di ritorno, dice una parte in me che è la base di ciò che sono. Sono di ritorno, finalmente, io sono di ritorno…Questo tema ricorrente mi serve da ossigeno come se da sempre, una parte di me si senta strappata ad una terra che non ho mai lavorato delle mie mani. Questo tema ricorrente mi dice « figlia di immigrato ».

 

 E porto questo titolo come un onore.

 

Li osservo a turno. Queste persone che mi accolgono sono la mia realtà. Infine. Sono la mia famiglia. Questa parte sconosciuta e vera che ho atteso, che ho sperato, ho sognato, immaginata.

 

Pasqualina, Benedetto, Cinzia, Maurizio…

 

Durante la mia infanzia, ho a lungo voluto trovare questi membri della mia famiglia con chi, i ponti erano tagliati prima della mia nascita. In mezzo al ventesimo secolo, la gente aveva meglio da fare che di tracciare maldestramente lettere di una mano inabile. Quest’ultima serviva a lavorare, guadagnare la sua crosta e quelle degli esseri di cui era responsabile, che potevano morire se d’avventura il desiderio li prendesse precisamente di perdere troppi tempi per formare qualche scarabocchie…

 

La vita mi ha condotta altrove e benché una parte di me sperasse sempre l’impossibile, posso dire che non ci credevo più…

 

Tuttavia, un bello pomeriggio di fine aprile, ho ricevuto un e-mail che si concludeva meravigliosamente con una fotografia di miei nonni: lei è la figlia del figlio di questa coppia con chi siamo parenti? È realmente la figlia di questo bambino di cui abbiamo parlato durante ore, vantando il proprio coraggio e la propria audacia? Osserva la fotografia, lo è?

 

Sì, certamente, ma il suo coraggio parlava d’amore filiale e la sua audacia, di fedeltà e di speranza in un’esistenza migliore… Sì, certamente, e voi?

 

Pasqualina, Benedetto, Cinzia, Maurizio…

 

Erano la continuità di quelli che erano rimasti, lavorando duramente il suolo italiano. Si erano chiesti, di generazione in generazione, cosa era accaduto a questa parte dei loro che aveva lasciato la terra indigena per cercare fortuna nello sconosciuto, lasciando un vuoto dietro…

 

Il gruppo restante, privato del soffio sul quale aveva sempre contato, si era stringiato al filo degli anni. I quattro membri diventati immigrati avevano fatto radice altrove ma non avevano mai  dimenticato le prime che rimanevano ricchezza e base del presente. Nessuno può dire chi da un lato o l’altro del mare, aveva avuto la vita più facile. Concludendo, la facilità non era mai stata all’appuntamento e la famiglia, che aveva fate ponti soltanto alla forza delle sue memorie, si era costruita un presente riempito d’amore.

 

Abbiamo scambiato lettere cinque anni durante. Poi, ci sono andata.

 

In un sogno che mi ha sempre abitato, mi ricollego alle mie origini, stupite di sentirmi a casa mia, familiara di una vita che non avevo vissuto ma che si rifletteva nella mia.

 

Il mio cuore fa radice ed inventa una realtà che porta i ricordi nascoste nella mia memoria. Queste personne davanti a me, mi chiamano con ciò che abbiamo di comune: una caratteristica fisica ed il riflesso più tangibile di valori e di continuità che ci sono facilmente adattati al nostro modo di vita.

 

Pasqualina, Benedetto, Cinzia, Maurizio…

 

 I nostri punti comuni mi stupiscono e mi assegnano una visione profonda di ciò che era il quotidiano dei nostri antenati. Hanno costruito una vita che me ridate mentre non lo credevo più.

 

Restate con noi nonostante la distanza, nonostante i continenti diversi, oltre ai modi di vita attuale. Restate con me perché ad evocarvi quando siete lontano, mi viene dalla memoria  queste persone che sono stati la mia vita dopo essere sopravvissuto allo strappo dell’immigrazione. Queste persone che non sono più.

 

Pasqualina, Benedetto, Cinzia, Maurizio…

 

Quasi tessuti in un solo lavoro, i nostri discendenti, i miei, i vostri, rimarranno la vera prova di futuro dell’espatrio.

 

Nonostante il dolore.

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